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sabato 1 maggio 2021

Nona puntata



    La nona puntata è arrivata. Continuiamo a studiare a leggere e a scrivere.

Stephen King ha scritto da qualche parte che se scrivi un'ora al giorno, tutti i giorni, per dieci anni, diventi uno scrittore!

Considerando che un ora al giorno non riesco e che dedico alla scrittura circa mezz'ora, dovrei riuscire nell'intento in circa venti anni. 

Questo significa che pubblicherò il mio primo libro verso i settant'anni, un giovinetto!

Niente riassunto oggi, seguiamo Margherita e suo figlio diciassettenne Andrea. 

Buona lettura

9. Margherita e Andrea

 

domenica 11 aprile 2021

ottava puntata



Ed eccoci all'ottava puntata. 

Continua la storia di Alberto e di tutti i personaggi che ruotano intorno alla piazzetta.

Non abbandonerò questa storia ma nel frattempo vorrei cominciare a dedicarmi a qualcosa di più strutturato e completo. E non abbandonerò i vari racconti, che continuerò a scrivere per mio diletto o per partecipare ad innocenti concorsi che rappresentano un'ottima palestra per farsi leggere e migliorarsi.

Non so se cambiare piattaforma per il blog, questa mi sembra poco fruibile soprattutto dai cellulari, sui quali ormai quasi tutti leggono. Ma ciò comporterebbe trascorrere tempo prezioso a dover studiare questo piuttosto che a scrivere e quindi sono molto indeciso.

 Ma addentriamoci nell'ottava puntata nella quale seguiremo Alessandro, proprietario di Raffinatezze, e conosceremo sua moglie Ginevra. 

Oggi, grazie a piattaforme come Netflix o Prime, quando esce una nuova stagione della tua serie preferita, in genere si guarda in un paio di giorni al massimo. O, addirittura, si fanno maratone lunghe ore (Ne conosco un paio che fanno così).

Fino a qualche tempo fa, invece, per vedere un nuovo episodio bisognava aspettare una settimana. E allora si rendeva neccessario il ricorso all'incredibile:

Riassunto delle puntate precedenti  

A Borgovecchio, ridente paesino non troppo lontano dalla capitale, vi è una ridente piazzetta nella quale si trovano tre ridenti attività:
  • L'Antico forno Clibani: di Alberto Clibani, nel quale lavorano Alberto Clibani, un egiziano di nome Amr e Margherita. 
  • Il Bar "La Piazzetta" astutamente chiamato così dal proprietario Maurizio, figlio di Cesare,  al cui nome è dovuto il fatto che tutti si ostinino a chiamarlo: "Bar da Cesare"
  • Raffinatezze, ex "alimentari da Giorgio", appena ristrutturato dal figlio di Giorgio, Alessandro, il quale ha deciso di non arrendersi al cattivo e nuovissimo "Centro Commerciale"
Il signor Franco Giudicissi, uomo buono e onesto che ha sposato una signora un po' avida, costretto dalla moglie è dovuto andare a sollecitare il pagamento di un paio di mesi di affitto arretrato. 

Fine riassunto!

Qui a lato, e nel link sottostante trovate l'Ottava Puntata: 


Buona lettura 

A.

martedì 6 aprile 2021

Di buon augurio

In giro si trovano numerosi contest, microconcorsi, gruppi facebook, per chi, come me, ama scrivere.

A tre di questi concorsi ho partecipato anche io, con brevi racconti scritti per l'occasione: un argomento, un numero di battute prestabilito, un raccconto che nasce in pochi giorni, anzi in poche mattine.

Al primo a cui ho partecipato sono arrivato secondo, e per premio ho ricevuto due libri. Era per il racconto "L'ufficio attivazioni TV", a me neanche piaceva molto eppure è andata così. Probabilmente è anche per quel piazzamento che è cresciuta la voglia di scrivere e di approfondire questa mia passione.

Nel mese di Marzo invece ho partecipato ad un altro micro micro microconcorso, con un raccontino di poco più di una pagina, tema: Dove sono quei giorni.

Ho vinto!

Incredibile ma vero: ho ricevuto ben 94 like più 40 della giuria. Ma la cosa che più mi ha dato piacere, e che mi fa ben sperare per il futuro, sono i numerosi complimenti ricevuti da persone che non conosco.

Per carità, ho ben presente tutto il valore e la dimensione assolutamente amatoriale di questo microconcorso, e tutto, alla fine, si riduce unicamente ad una grossa iniezione di fiducia che mi spinge a continuare. 

La strada è ancora lunga, lunghissima, e non so ancora dove porti. Non so se sono pronto a scrivere qualcosa di più lungo e impegnativo ma prima o poi è quello che voglio fare.

Intanto beccatevi questo raccontino, se ancora non lo avete letto.

Un ricordo   


A.

 

sabato 13 marzo 2021

La settima puntata

E siamo ancora qui. 

Finalmente la puntata numero 7. Avevo interrotto per scrivere un racconto (il provino, lo trovate anche a fianco), scritto per un contest: un modo come un altro per scrivere e farsi leggere. 

Poi dopo il racconto, mettendo un po' di ordine tra i file, ho trovato un'altra cosa scritta tempo fa per un esercizio e ho perso qualche altro giorno, i risultati spero li vediate presto anche qui.

Finalmente poi ho ripreso questa storia, tormentata, di Amr ed Hami. 

Ho un'idea di dove andare a parare ma faccio molta fatica a documentarmi su un mondo che non è il mio. 

Spero piaccia comunque, seguite gli sviluppi e buona lettura.

Cliccate 

Hami

  

domenica 28 febbraio 2021

Un racconto

Del tempo e di come impiegarlo

Non è un post per giustificarmi dell'assenza, ma solo per raccontare cosa accade. 

Fortunatamente ho un lavoro che occupa gran parte delle mie giornate, e tante altre attività da portare avanti. Il mattino è l'unico momento che riesco a dedicare alla scrittura.

Questo tempo limitato fa sì che la mia produzione non sia vastissima ma in fondo poco importa. La cosa che invece importa, se non altro a me stesso, è che, pur avendo avuto momenti difficili, non abbia mai interrotto questa attività. 

Ed oggi finalmente pubblico un nuovo racconto

L'ho scritto per un gruppo su facebook che si chiama "racconti brevi" e il tema è: "l'isola che non c'è". 

Spero piaccia a qualcuno.

E il romanzo a puntate?

Niente paura, tornerà. 

Sto scrivendo come se ci fossero schiere di lettori in attesa e la cosa in sé è già divertente così, però so che ci sono pochi affezionati che l'attendono sul serio. 

Il loro numero è piuttosto esiguo, ma la stima che ho verso di loro e i complimenti che ricevo, che so essere sinceri, mi danno il coraggio per continuare.

La settima puntata è quasi pronta, avevo interrotto per scrivere il racconto ma giuro che riprendo.


Intanto se volete quì c'è il racconto

Il Provino


A presto






domenica 17 gennaio 2021

Sesta puntata

 


E' arrivata la sesta puntata. I tempi si stanno allungando, i minuti che riesco a dedicare allo scrivere purtroppo si sono ridotti un po'. Ma persevero nei miei intenti e nei miei errori. 

Continua la palestra del romanzo a puntate, anche se qualche volta interrompo per dedicarmi ad un racconto che poi metterò sul blog una volta finito.

A volte penso di inserirlo nel contesto del romanzo (Perdonatemi se uso a sproposito questo termine) e di far diventare, la storia che ho pensato, una puntata delle tante, ma non vorrei far diventare questa storia un'accozzaglia di roba, più di quanto non lo sia già. 

 Devo dire che i pochi fedelissimi, non più di una trentina, continuano a leggere e ad apprezzare. Sono aperto anche ai suggerimenti e alle critiche costruttive, quindi ben vengano commenti e altro.

Ed ora beccatevi il consueto:

Nelle puntate precedenti

Nella quinta puntata abbiamo fatto un salto indietro nel tempo, fino al 1997, e abbiamo assistito al primo incontro di Alberto con Cleo. 

Siamo all'inizio dell'estate e i tre amici sono impegnati a far trascorrere il tempo seduti ad un tavolo del bar. 

Alberto, rimandato a settembre in matematica, è costretto da suo padre ad andare da un curioso professore che con la matematica non ha nulla a che fare. Ma è proprio qui che avviene l'incontro.

I due ragazzi scoprono una passione comune e Cleo, da subito, si insinua nella testa di Alberto. 

Ma torniamo ai nostri giorni e vediamo come andrà questo nuovo incontro a distanza di tanti anni.

Sesta puntata



mercoledì 30 dicembre 2020

Quinta puntata


Siamo arrivati a cinque. Non lo so se è una buona media, un capitolo ogni dieci giorni, non ho parametri di riferimento in materia. L'unica cosa certa è che mi dà un piacere che poche volte si prova.

Quando disegno, ad esempio, e all'improvviso sul foglio bianco appare qualcosa che prima non c'era, il momento in cui realizzo che quelle linee, quelle macchie di grafite sono diventate occhi, visi, corpi.

Non necessariamente belli, non perfetti, ma miei. 

Con il tempo anche scrivere mi sta dando queste sensazioni, e spero che altri apprezzino, prima o poi, queste storie come apprezzano i miei disegni.

Inutile ripetere che non ho alcuna pretesa da scrittore al momento, e che questo è solo un piacevole esercizio, una palestra che spero mi faccia migliorare con il tempo.

Ma sono stato un po' troppo serioso quindi è arrivato il momento del

Riassunto delle puntate precedenti

In una "piazzetta" di Borgovecchio, un paesino non troppo lontano dalla città, si affacciano tre esercizi commerciali teatro di mirabolanti avventure. 

C'è il forno di Alberto, ragazzo serio e taciturno che vive ancora con la mamma, nel quale lavorano, oltre ad Alberto: Amr, il solito egiziano pizzaiolo, Margherita, bella signora che non trova l'amore nonostante le numerose ricerche, e Valeria, una ragazzina ancora sconosciuta (anche a me che scrivo).

Il bar di Cesare, regno ormai del figlio Maurizio, e l'ex "Alimentari da Giorgio", ora divenuto "Raffinatezze" gestito dal figlio Alessandro, completano il quadro.

Nella puntata precedente Alberto, bevendo un caffè da Maurizio e vedendo Alessandro che lo saluta da lontano, ripensa a quando non erano altro che ragazzini a cui piaceva solo parlare di calcio. 

Tornato al forno, proprio quando stava per riprendere il lavoro, giunge in negozio e fa il suo ingresso nella storia, GUARDA TU ALLE VOLTE IL CASO: Cleo. Una donna ancora misteriosa della quale sappiamo che manca da Borgovecchio da vent'anni almeno e riporta inevitabilmente Alberto nel passato. 

Siete pronti a fare un tuffo indietro nel tempo con lui?

Lo so, raccontata così non è un granché, ma provate a leggere: potrebbe essere addirittura peggio!

Quinta puntata

 

sabato 19 dicembre 2020

La quarta puntata

 


Ammettiamolo, mi sono cacciato in un'impresa quanto meno proibitiva. 

Ma chi me lo ha fatto fare? 

Eppure mi diverto da morire e credo che questo basti, mi piacerebbe avere più tempo per andare più spedito ma ora di tempo questo ho. 

In fondo non è successo molto, siamo solo alla quarta puntata e non c'è bisogno di fare un "riassunto delle puntate precedenti" ma, poiché la cosa mi diverte lo faccio lo stesso. Quindi:

Riassunto delle puntate precedenti

Alberto Clibani è il proprietario dell'omonimo "Antico Forno" nel quale lavorano un simpatico Egiziano di nome Amr detto Kmer, l'estroversa Margherita, e la timida Valeria della quale non sappiamo ancora nulla.

Amr ci saluta per andare alla stazione del vicino capoluogo di provincia, poiché sta arrivando il figlio di un suo amico direttamente dall'Egitto. 

Margherita è la mamma del diciassettenne Andrea, non riesce ad avere una relazione stabile, deve tenere a bada un quasi stalker, riuscendoci tra l'altro benissimo, e parla col suo defunto marito come se fosse un amico immaginario.

Tra le clienti abituali abbiamo conosciuto la signora Giudicissi, moglie del mite Franco. Proprietaria di diversi edifici, da cui riscuote discrete somme di denaro, sembra accanirsi con il povero Alessandro, proprietario del piccolo negozio di alimentari di fianco all'Antico Forno.

La terza puntata termina con lei che attraversa la strada e il furgone di Alberto che si ferma per lasciarla attraversare. Avrei voluto tirarla sotto subito ma poi non avrei saputo più come andare avanti. 

Buona lettura

Quarta puntata




sabato 5 dicembre 2020

Terza puntata

 


Ed eccoci alla terza puntata. 

Altro personaggio, altro punto di vista. Personaggio stavolta nato per caso alla fine della seconda puntata e non suggerito da voi.

Immagino, e in fondo lo spero, che andando avanti molti aspetti della storia mi saranno più chiari e così procederò più rapidamente, ma sospetto che il problema più grande sia il tempo che riesco a dedicare a questo.

Ringrazio per i tanti commenti, soprattutto quelli che mi arrivano in privato, non richiesti, a volte sorpresi, a volte no. Tutti mi danno una gioia che non riesco a descrivere ma che è il motore che mi spinge ad andare avanti. 

Si può scrivere anche solo per se stessi, è una cosa differente, e non è un discorso da affrontare in un breve post, ma se si decide di pubblicare, anche se solo in un blog scalcagnato come il mio, si scrive anche per essere letti. 

Non c'è cosa più bella che ricevere un complimento e sentirsi dire "sbrigati a far uscire la terza!

Eccola la terza, speriamo non deluda:

terza puntata

Se vi piace scrivetemelo; se avete suggerimenti, critiche, insulti fatemeli sul blog o su facebook; ma soprattutto, se vi piace, condividete. 

Grazie.

La Liggera 


venerdì 27 novembre 2020

Un nuovo racconto: Harold

 


Durante un laboratorio di scrittura ci chiesero di scrivere un racconto partendo da questa immagine. 

A me venne in mente la storia di Harold, che potete leggere cliccando qui a lato.

L'ambientazione mi sembrava obbligata, vista la storia che avevo deciso di raccontare, e quindi ho fatto un po' di ricerche per evitare di dire sciocchezze. Si tratta, come sempre, di un racconto imperfetto, scritto soprattutto con la voglia di imparare. 

Come sempre ad ogni rilettura subisce tagli o piccole revisioni, d'altra parte Oscar Wilde scriveva di aver passato tutta la mattina per mettere una virgola e tutto il pomeriggio per toglierla. 

Con questo non voglio certo fare paragoni improponibili, cercavo solo una citazione ad effetto per darmi un tono. Ché poi l'ho presa da una vecchia registrazione alla radio di Giuseppe Pontiggia: "Dentro la sera, conversazioni sullo scrivere", così le citazioni sono ben due. 

Va bene, la finisco qui. Comunque il racconto in qualche modo mi piace, spero piaccia anche a qualcun altro. 

Inutile dirvi che i commenti mi fanno molto piacere, spero mi facciate sapere cosa ne pensate.

Grazie

La Liggera

il link:

Harold





mercoledì 25 novembre 2020

Seconda puntata

 


Ci siamo:

l'attesissima seconda puntata è arrivata. Almeno tre o quattro persone l'aspettavano.

Stavo scrivendo il solito post di presentazione pieno di scuse e di raccomandazioni ma poi ho pensato che sarei stato ripetitivo e quindi ho cancellato tutto.

Spero che almeno vi incuriosisca.

Sfoggiando ormai una padronanza senza eguali nel gestire il blog vi metto il link di seguito, ma naturalmente lo potete trovare anche nell'elenco alla vostra destra:

Seconda puntata


Scrivetemi, se volete, e suggerite, o criticate. Vi annoia? Vi viene voglia di andare avanti a leggere? Ditemelo nei commenti.

E grazie a prescindere!


La Liggera. 

lunedì 16 novembre 2020

La prima puntata

 


Non la faccio troppo lunga. Ci siamo: la prima faticosissima puntata. 

Con tutte le premesse del caso, che se volete potete rileggere qui, pubblico oggi l'inizio di questa specie di esperimento.

Esperimento per me. Perché magari ne esistono già di queste cose, fatte anche meglio. 

Inoltre mi viene in mente, con tutte le dovute proporzioni, il romanzo di appendice che si diffuse a partire dalla prima metà dell'ottocento . Romanzi pubblicati a puntate su riviste e quotidiani.

Tanto per fare un esempio, fu pubblicato in questo modo persino Pinocchio di Collodi, il quale, pare, dovette far resuscitare il burattino, in una successiva puntata, a seguito delle numerose "proteste" dei lettori.  

E sempre così furono pubblicati "I tre moschettieri" di Dumas padre, ma anche "Guerra e Pace" di  Tolstoj o "Madame Bovary" di Flaubert. 

E la smetto, altrimenti mi passa la fantasia di pubblicare qualunque cosa.

Comunque se volete leggerla trovate a fianco il link, altrimenti potete cliccare sul titolo qui sotto:

Puntata 001.

Si capisce che ho imparato ad inserire i link?

Mi aspetto che almeno chi ha suggerito i nomi si vada a leggere la storia e mi faccia sapere cosa ne pensi in un commento! Essendo solo all'inizio per ora i personaggi sono soltanto due, arriveranno tutti gli altri, non mi abbandonate.

La Liggera 

domenica 8 novembre 2020

UNA STORIA PER GIOCARE


LA STORIA NATA SUL BLOG    

Ci siamo quasi. Sta per arrivare la prima puntata della storia nata per gioco qui sul blog.

Rispiego di cosa si tratta e faccio alcune precisazioni importanti.

Riassunto delle puntate precedenti

Il blog nasce per caso, non vi ammorberò con la solita lagna. Il fatto che sia ancora attivo dopo un paio di mesi è già, per me, una grande soddisfazione. 

Tra le  tante passioni quella che trova più spazio qui è certamente quella che riguarda lo scrivere e il raccontare.

Non so se io sia in grado di farlo e se io sia in grado di mettere sulla pagina le parole giuste per trasmettere qualcosa agli altri. 

Di certo nella mia vita ho letto tanto ma amare leggere non significa saper scrivere.

Come per tutte le cose c'è bisogno di impegno, di studio e di tanto esercizio. 

Anche se oggi ci si improvvisa qualsiasi cosa, sui social in particolar modo, sono certo che non sia il modo migliore di procedere, quindi sia chiaro che non mi sto improvvisando scrittore.

Questa non è la vetrina per mettere in mostra i miei lavori, che sono, quanto meno, modesti per numero e qualità, ma una palestra in cui fare esercizio confrontandomi direttamente con amici e potenziali lettori. 

Quindi sto studiando, seguendo corsi, leggendo libri e così via. 

E sto scrivendo, cercando di mettere in pratica quello che lentamente apprendo: sperimentando, provando linguaggi e stili differenti cercando di capire, forse quale sarà un giorno il mio, sempre se arriverò ad averne uno. 

La storia del blog

Proprio in questa ottica nasce la storia del blog. 

Nasce per caso dalla scrittura di un post precedente nel quale chiedevo, a chi avesse avuto la sventura di leggerlo, un nome e un mestiere. Questi sarebbero stati i personaggi di una storia a puntate che sarebbe nata e cresciuta in questo spazio.

Qualche disgraziato ha risposto: qualcuno divertendosi con un nome improponibile, qualcuno suggerendo anche un accenno di personalità  e qualcun altro indicando anche un pezzetto di storia. 

Partendo dal primo suggerimento ho iniziato a scrivere senza avere idea di dove andare a parare, semplicemente cercando di dare un po' di vita al personaggio per vederlo muoversi e interagire con gli altri. Sicuramente accadranno delle cose perché una storia è soprattutto azione. Le scoprirò man mano che andrò avanti. 

Alcune cose me le suggerirete voi, altre accadranno in maniera naturale, come la conseguenza di altri fatti. 

Scrivere un romanzo significa altro

Come voglio ribadire, si tratta di un esercizio che spero sia per me utile. Punto.

Sto imparando che scrivere significa sempre "riscrivere". 

Anche un semplice racconto, che semplice non è mai, viene sempre riletto e riscritto. Poi va lasciato lì, in una sorta di quarantena, per essere ripreso, dopo un tempo sufficiente, ed essere riscritto di nuovo. Più o meno. 

Ed ogni volta che rileggo un racconto, anche a distanza di molto tempo e che ritenevo finito, mi capita di sentire la necessità di aggiungere o togliere cose, e di cambiarne altre.

Questo tipo di lavoro, nel caso di questa storia, per ovvie ragioni non può essere fatto. 

Questo significa che ci potranno essere, e ci saranno, inevitabilmente incongruenze o differenze di stili. Cercherò naturalmente di seguire un filo e probabilmente giustificherò le differenze cambiando il punto di vista della storia da un personaggio ad un altro.

Insomma, mi sono messo in un bel casino. Vediamo cosa ne verrà fuori.

Ancora un paio di giorni e troverete la prima puntata qui a fianco. 

Come sempre sarò avido di commenti. Fatemi sapere cosa ne pensate, sempre. Accetto tutto: dal commento più bello al "LASSA PERDE"!

La Liggera

Suggerimento

Per tutto ciò che riguarda il "leggere", vi rimando direttamente ad un saggio di Daniel Pennac: Come un romanzo

Ve lo consiglio con tutto il cuore: è un saggio che si legge, appunto, come un romanzo e vi farà innamorare talmente tanto della lettura che dopo vi verrà voglia di divorare qualsiasi cosa.

A presto.


mercoledì 4 novembre 2020

Novità e raccomandazioni

Il blog sta crescendo pianino pianino. 

Nulla di pretenzioso. Non che mi stia vantando delle quaranta  visualizzazioni, ci sarebbe ben poco da vantarsi direi.

Semplicemente sto cominciando lentamente a capire come funziona Blogger e quindi sto dando una prima ordinata alle varie cose.

Raccomandazione numero 1

Segui tramite mail:

mi farebbe molto molto piacere se coloro che hanno letto anche soltanto uno dei post si iscrivessero mettendo il loro indirizzo mail nell'apposita casellina.

Questo vi darà l'incredibile e innegabile vantaggio di ricevere una mail ogni volta che pubblico un nuovo post. 

Ora voi vi starete chiedendo in cosa consisterebbe tale vantaggio ma non è che posso dirvi tutto io. Comunque a me farebbe piacere e magari vi scappa un sorriso o vi prende un po' di quella leggerezza di cui c'è tanto bisogno. 

Insomma: scrivete 'sta mail nell'apposito riquadro sulla destra. Quello dove è scritto: "Segui tramite mail" e poi cliccate su "submit" 

Sezione Racconti e raccomandazione 2

Subito sotto la casellina della mail, sempre qui a destra, troverete un elenco di racconti. Per ora ce ne sono soltanto due, uno brevissimo che avevo già pubblicato in uno dei primi post, e un secondo, nuovo, con il quale ho anche partecipato ad un contest. Spero di arricchire la sezione.

La raccomandazione è: leggeteli e commentateli. 

Vi piacciono? vi ripugnano? ditemelo, tanto i commenti sono moderati e se mi insultate gratuitamente non vi pubblico. Però mi farete piangere a lungo e probabilmente chiuderei tutta la baracca quindi siate teneri! Critiche costruttive, per favore.

Novità profilo facebook e raccomandazione 3 (e anche ultima)

Aureliano La Liggera, detto semplicemente "La Liggera", ha aperto questa mattina un profilo facebook e ha cominciato a chiedere amicizia un po' in giro. 

E' soltanto un mezzo per provare a diffondere il blog. Sarà più facile condividere i contenuti e magari qualcuno in più leggerà quello che scrivo.

Perché lo faccio? a parte perché mi trovo momentaneamente in quarantena dite? Dovremmo metterci a dissertare di filosofia o di psicologia e non mi sembra la sede adatta per ora. 

Quello che sta venendo fuori è che questo è un blog di racconti.

Racconti reali: storie prese dalla mia vita che mi sembra bello o utile condividere, e racconti inventati (quelli che trovate di lato) nati dalla fantasia o ispirati comunque da cose accadute davvero.

E quindi l'ultima raccomandazione è: vi è piaciuto il racconto? Condividetelo e sappiate che accetto amicizia dagli sconosciuti.

Grazie

La Liggera




domenica 1 novembre 2020

Positivo e asintomatico

Un esperienza da raccontare     


Mercoledì pomeriggio ho cominciato ad avere forti dolori dovuti, come ho poi scoperto, ad un piccolo calcolo. La sera erano diventati talmente forti che sono dovuto andare al Pronto Soccorso.

Il Pronto soccorso del Sant'Andrea, 

come suppongo gli altri, è stato diviso in due aree: una per chi ha sintomi da covid ed una per il resto. Ultimamente in questa seconda area ci sono poche persone: difficilmente si presentano per sintomi lievi e i pochi che si rivolgono al Pronto Soccorso hanno tutti problemi abbastanza seri. 

Mi hanno subito accolto, fatto gli esami necessari, dato un antidolorifico eccetera eccetera. Dagli esami ho scoperto di avere una brutta infezione in corso e quindi mi hanno trattenuto.

Una notte al Pronto Soccorso 

non è la cosa migliore che ti possa capitare eppure, avendo il tempo di guardare e di riflettere, se ne può trarre qualcosa di buono. 

Sono convinto che sono gli occhi di chi guarda a fare la differenza e mi rendo conto che queste sono state solo le mie impressioni, ma in quel posto non si può negare che ci sia qualcosa di meraviglioso. 

C'è un infermiere che scherza e strappa sorrisi, ce n'è una affettuosa e gentile che chiama tutti "tesoro" e "amore", c'è anche quella un po' più brusca e pratica che sembra avere come priorità l'efficienza. Insomma ci sono persone con il loro carattere e la loro umanità che hanno scelto un lavoro indispensabile. 

Spesso sento parlare di categorie in maniera astratta, sento dire: "gli infermieri" o "la sanità pubblica", e conseguentemente, in questi casi, ci si schiera sempre da una parte o dall'altra. Eroi o menefreghisti, funziona o non funziona. Dimentichiamo che alla base di tutto ci sono gli esseri umani. 

Li ho visti chiacchierare, in un momento di calma, ma li ho visti anche correre, veloci ed efficienti, all'arrivo di un ambulanza. E sentivo la frenesia, il suono dei macchinari con i loro bip acuti provenire dalla sala dei codici rossi. Io non so se vi è abbastanza chiaro, ma li dentro si salvano vite umane. 

Ho dormito a tratti, della notte mi è rimasto solo il ricordo di una infermiera che mi portava una copertina senza che gliel'avessi chiesta e l'orologio di un monitor che scandiva lento le ore.  

Alle cinque e trenta della mattina

Mi hanno fatto un nuovo prelievo: la situazione era migliorata. Mi hanno detto che sarei andato in reparto per monitorare il tutto, almeno fino a quando non mi fosse passata l'infezione. 

Mi hanno fatto il tampone, come da prassi di questi tempi, ed il resto della giornata è stato un'aspettare l'esito e il ricovero al reparto. Nel frattempo ho continuato la cura di antibiotico, ho usufruito di colazione e pranzo (pensavo peggio), e continuato ad osservare.

Un paziente anziano parla ad alta voce al telefono: "Me trattano bene! stamattina m'hanno portato la colazione, potevo pure sceglie, tè o latte, e le fette biscottate".

Altri due conversano di sintomi e di patologie, citando luminari ed elencando serie di ricoveri. 

Una vecchietta minuscola, coperta da una specie di copertina dorata che sembra l'incarto di un uovo di pasqua e fa il classico scricchiolio ad ogni movimento (ma che ci fa una cosa del genere in ospedale? devo chiedere), pronuncia di continuo frasi sconnesse e incomprensibili, dirette a chissà quale fantasma di un suo mondo immaginario. 

Un infermiere porta una bustina di plastica ad una signora dal peso importante, dentro c'è della pizza, da parte di sua figlia. La stessa signora dopo qualche ora chiede preoccupata se ci passano "il vitto".

E poi ogni tanto passano, in fretta, operatori nelle loro tute bianche protettive, con mascherine e visiere, che iniziano il loro turno nel reparto covid. 

L'esito del tampone

Verso le 18 arriva l'esito del mio tampone. Me lo comunica la dottoressa, è positivo. Rimango senza parole, non ho sintomi, non capisco. Sono smarrito ed un po' spaventato.

Di certo non posso stare lì e non possono mandarmi in reparto. Vengono due operatori con le loro tute bianche e le mascherine e le visiere e mi trasferiscono nell'altra ala del pronto soccorso. 

Ecco. 

Chi ha ancora dei dubbi o non crede all'emergenza, chi pensa a complotti o ad una informazione che ci vuole terrorizzare a proposito, dovrebbe passare qualche minuto qui.

Decine di letti, uno accanto all'altro, grida di dolore da più parti, lamenti e pianti. Molti sono attaccati all'ossigeno, e questa ovviamente non è la "terapia intensiva". 

E poi loro: infermieri, medici, operatori, che non so distinguere perché nelle loro tute bianche mi sembrano tutti uguali, che corrono a destra e a sinistra, veloci, essenziali.

Non voglio fare retorica, non voglio parlare di eroi e cadere nello stesso errore di cui parlavo prima: sono persone che fanno il loro lavoro, giusto. Ma un lavoro che io non avrei mai il coraggio di fare. Un lavoro che non può essere slegato dal concetto di "missione". 

Ho la fortuna di avere una sorella eccezionale che ha scelto di fare questo tanti anni fa, e so che nonostante la fatica, i turni di notte, lo stress (sommati all'avere una famiglia di cinque persone), non lo cambierebbe per nessuna ragione al mondo. 

Ho socchiuso gli occhi, cercando di guardare dentro di me per tenere un po' più distante quello che accadeva intorno. Non lo descriverò: perché non credo che io possa rendere sulla carta quello che ho provato in quel momento. 

Dopo qualche minuto una delle tute bianche si avvicina, è il medico. Ha la mia cartella, si informa sui miei sintomi. Se ho la possibilità di stare in isolamento a casa potrei continuare anche lì le mie cure.

Fisicamente mi sento bene, non ho più dolori dalla sera prima, non ho alcun sintomo a livello respiratorio. Non ho difficoltà a decidere. Dopo un ora sono fuori. 

Il ritorno a casa

Doppia mascherina, per me e mia moglie che mi è venuta a prendere, seduti distanti. Arrivo a casa, un saluto con lo sguardo ai miei figli (Grandone e Piccoletto, ve li ricordate?) e mi chiudo nella cameretta nella quale passerò i prossimi giorni.

Isolato dal resto della famiglia ma circondato dalle mie cose, con pc, tv, e una play che i miei figli mi hanno gentilmente prestato per passare queste giornate.

Continuo la mia cura e fortunatamente non ho avuto più dolori. Mi portano da mangiare fuori la porta e parliamo in videochiamata. Ci proteggiamo a vicenda.

Pensieri

La prima cosa che ho pensato quando sono entrato nel reparto covid è che fossi entrato in un girone dell'inferno. Senza giocarci tanto, è la prima immagine che mi è venuta in mente: dannati che si lamentavano nelle fiamme dell'inferno.

A ripensarci oggi mi rendo conto che non c'è immagine meno adatta. 

L'inferno evoca un qualcosa senza via di uscita, disperazione cieca.

Quello che ho visto è esattamente l'opposto: ho visto esseri umani prendersi cura di altri esseri umani, tra mille difficoltà, aiutandosi uno con l'altro, correndo, imprecando, magari anche sbuffando. 

Solo a ripensarci mi vengono le lacrime agli occhi e al tempo stesso provo un senso di frustrazione dato dalla consapevolezza di non riuscire a rendere quello che ho provato e sentito.

C'è speranza. Solo questo dico. C'è speranza. Fidatevi.


La Liggera



giovedì 22 ottobre 2020

Il punto della situazione e una clamorosa svolta

Ancora sul perché

Inutile nascondere che ho un momento di incertezza. Fino ad ora ho mantenuto
una certa regolarità ed ogni volta che ho pubblicato un articolo la voglia di scriverne subito un altro era tale che mi sembrava di poterne tirar fuori uno al giorno.

Eppure tutto questo tempo non ce l'ho. Se devo pensare al blog non posso pensare a disegnare, o a scrivere racconti, o a studiare storia (sono alcune delle mie passioni più grandi). E come faccio a pubblicare racconti se non ho il tempo per scriverli?

Su quale linea continuare? 

Per una mia scelta non sto condividendo i miei post neppure sul mio profilo Facebook, ho paura che se lo facessi perderei spontaneità. Saprei, nel momento stesso che sto scrivendo, che alcune determinate persone leggerebbero quello che ho scritto e finirei per non dire alcune cose,  non sarei me stesso, e cercherei di tener fede all'immagine che credo gli altri abbiano di me.

Un po' arzigogolato come pensiero ma spero si capisca.

Mi sembra anche chiaro come le visite e la condivisione di quello che scrivo sia, anche per questo, molto limitata. Mi limito ad inviare il link a qualche amico caro che mi conforta e mi spinge a continuare e poi ho cominciato a visitare e a commentare altri blog. Il che mi ha portato qualche visita e qualche complimento che ho apprezzato tantissimo.

C'è bisogno del mio blog? 

I miei quaranta lettori (di numero, non come i "venticinque lettori" del Manzoni) possono senza dubbio vivere lo stesso senza i miei articoli. 

Oggi tutti scrivono su Facebook, Instagram, Twitter, e via e via, urlando le proprie idee. Qualcuno lo fa meglio di altri, qualcun altro peggio, e spesso sono i secondi ad aver più successo. Non lo dico per fare polemica ma per dire che trovo alquanto inutile scrivere ciò che penso riguardo alle "mascherine", tanto per dirne una, o sul Mes.

Poniamo il caso che decidessi di fare una cosa del genere, e che condividessi il mio post ovunque. Molto probabilmente chi la pensa come me mi darebbe ragione, altri mi insulterebbero e nessuno cambierebbe idea. Qualcuno litigherebbe con un altro arrivando anche ad essere pesante e tutti rimarranno convinti di aver ragione. Quante volte vi siete trovati in una situazione simile? 

Ma allora a chi serve? 

Forse serve a me stesso, a chiarirmi le idee, a ragionare come sto facendo ora. Scrivere ha avuto sempre questo effetto su di me, mi aiuta a mettere ordine tra i pensieri. 

Ma questo potrei farlo anche senza pubblicare su un blog, anche scrivendo solo per me stesso. 

Allora mettiamoci anche una certa dose di narcisismo, o di presunzione, nell'idea che a qualcuno potrebbe piacere ciò che scrivi.

Magari, poi, hai anche qualcosa da dire, tra le righe, senza urlare, senza ridurre tutto al solito tifo da stadio. Forse nella tranquillità di un blog è possibile raccontare il proprio mondo, dire ciò che pensi con tranquillità.

Voglio fare questo: 

scrivere per me, pubblicare qualche mio racconto, scrivere di quel libro che mi è piaciuto, o di quella serie tv che mi ha fatto tornare a casa la sera con la voglia di vedermi un paio di puntate. 

Mostrare un disegno solo per sentirmi dire bravo, "hai fatto l'artistico?",  "hai seguito un corso?". Ma accetterei anche consigli da chi è più bravo di me, e di certo insulterei chi mi facesse critiche troppo pesanti per poi mettermi a piangere e abbandonare tutto! Un atteggiamento infantile, vero?

Voglio raccontare di me o di mio nonno, per leggere di qualcuno che si è commosso leggendo, magari ricordando il suo. O che ha riso per qualche stupidaggine che mi è uscita più o meno involontariamente. E insultando di nuovo chi dovesse esagerare nella critica, tanto lo so che è lo stesso del disegno e che di sicuro ce l'ha con me!

La clamorosa svolta

Come faccio spesso, sono partito da un punto, da una considerazione, e scrivendo sono andato a finire da un'altra parte.

Ha preso corpo un'idea che avevo in mente da un po' di tempo e ora la scrivo così non posso tornare indietro senza fare una figuraccia:

Avevo pensato di scrivere una sorta di romanzo di appendice, pubblicando una puntata alla volta, magari ogni quindici giorni.

Partendo da una idea, da un personaggio, o da una situazione, e lasciandolo andare per vedere dove va a parare. Non verrà fuori certo un capolavoro ma potrebbe essere un esercizio per me utile e divertente.

Potrei persino interagire con i quaranta lettori (ammesso che non fuggano), e creare la storia con loro.

Come dicevo prima, scrivendo l'idea sta prendendo corpo. 

Riepilogando:

Visto che dei 40 lettori uno dovrei essere io, altri dovrebbero essere capitati per caso, altri ancora avranno abbandonato alla seconda riga: i dodici che sono rimasti potrebbero scrivere nei commenti il nome di uno degli immaginari personaggi e il suo lavoro? Inventate, siate fantasiosi, o banali, non importa. Basta che scriviate un nome! E poi vediamo cosa esce fuori.

Considerazione finale

Avevo avanti due strade... sono andato per campi!

La Liggera



sabato 17 ottobre 2020

TRALUMMESCURO

BALLATA PER UN PAESE AL TRAMONTO

Tralummescuro” era dialetto, quando tutti parlavano dialetto, e lo traduci con “all’imbrunire”, ma senti che non è la stessa cosa[…] Tralummescuro è la luce, il chiarore (la lumme) che sta per diventare buio, la notte (lo scuro) e di notte, alora, era scuro davera 

Ho chiuso ieri l’ultima pagina di questo romanzo di Francesco Guccini,  Tralummescuro, ballata per un paese al tramonto 

Per me, che ho sempre amato Guccini, non è stata una sorpresa il piacere che ho provato nel leggerlo: è un romanzo che fa sorridere, che a tratti commuove, che ti trasporta in un tempo che non c’è più. Finalista dell'ultimo premio Campiello, apprezzato dalla critica e dai comuni lettori, che forse comuni non sono mai.

L’ho letto lentamente,

a piccole dosi, come se stessi ascoltando un paio di sue canzoni, non di più. Centellinandone la lettura, per far sì che non finisse troppo presto e per coglierne tutta la dolcezza malinconica, senza correre il rischio che mi stancasse. Un po’ come quando rubi due cucchiaini di nutella dalla dispensa: ci faresti il bagno, ti ci affogheresti, ma ti limiti perché sai che potrebbe farti male e poi se esageri perderebbe anche il gusto. 

Ecco quindi che, un capitolo alla volta, o anche solo poche pagine, ascolti il vecchio Francesco parlare della sua Pavana, dell’estate, degli animali, del fiume, del mulino e via andare (per usare una sua espressione).

Lo ascolti perché, almeno per me, è stato impossibile leggerlo senza sentire la sua voce ascoltata in tanti concerti, tra una canzone e l’altra. Solo un po’ più stanca, perché lo hai visto, in recenti interviste, e ti fa un po’ strano vedere come il tempo passi inesorabile.

Non ho gli anni di Guccini,

ma passavo le estati in montagna, in Abruzzo, da bambino, anni Settanta-Ottanta. Sembra passato un secolo e quasi mi spaventa pensare che quegli anni siano più vicini agli anni Cinquanta di cui si narra che al nostro Duemilaventi. 

Non è passato un secolo dalla mia “fanciullezza” ma quasi mezzo sì, cacchio! E per questo, età e ambientazione, ho sentito questo libro molto vicino, ho provato anch’io un po' di quella malinconia.

Che non è nostalgia: lo ha detto anche lui in una intervista, che a quei tempi si stava peggio, e non siamo onesti con noi stessi quando diciamo il contrario.

‘Na volta, d’inverno, be’, ti lavavi il giusto. Quando proprio cominciavi a fètere di rumadgo c’era la complessa operazione del bagno. Già dovevi cambiarti la maglia, il ché poteva essere doloroso perché la maglia di lana di peggora, fatta a mano coi ferri da solerti antenate, bucava e provocava rose (“spiura” nella città della Motta, “scadore” a Cittanova, te che sai le lingue) ed eritemi difficilmente sopportabili, verodio, dopo quel po’ che la portavi l’avevi domata ma dovevi ricominciare da zero”

Ho aperto una pagina a caso, per davvero, e ne ho copiato una parte, eppure, anche in queste poche righe c’è tutta l’atmosfera del libro : l’ironia, la nostalgia, il tono e il linguaggio. (non mi viene di chiamarlo romanzo, forse dovrei chiamarla appunto “ballata”, come suggerisce, d’altra parte, il titolo stesso)

Il dialetto

non è mai buttato lì a caso, c’è una ricerca filologica, un’attenzione all’etimologia della parola, alla sua derivazione, se più toscana o emiliana. Guccini è uno che studia e che sa come spiegarti le cose. A poche persone come a lui si addice il termine Maestro. Non a caso in appendice trovate un dizionario: "Voci del testo chiarite al popolo". Anche questo gustoso, da spulciare, redatto con la consueta ironia. Un esempio:

pinzare: pungere d'insetti. Da ragazzi per l'autore era normale essere pinzati almeno tre o quattro volte da una maledetta vrespa (vedi). Toscanismo

Note di Viaggio volume 2

In questi giorni è uscito “Note di Viaggio capitolo 2”. Una raccolta di sue canzoni scelte da Mauro Pagani e assegnate a grandi interpreti e cantautori, un omaggio a Francesco Guccini che segue a distanza di un anno il primo volume, chiamato “astutamente” (direbbe lui) Note di viaggio capitolo 1. 

Bellissime anche le interviste con i vari interpreti (Mannoia, Mahmood, Levante, Zucchero, Capossela ecc), andatele a vedere se ve le siete perse.

Insomma, ho riascoltato per caso “Culodritto”, reinterpretata da Levante, e ad un tratto penso di aver capito il tipo di sentimento che pervade “Tralummescuro”: non una nostalgia per i tempi andati, non un semplicistico "si stava meglio quando si stava peggio", piuttosto, semplicemente, il ricordo di una società che non c'è più e soprattutto di un'età, quella dei bambini che hanno "tutto ancora da sbagliare".

Leggete il testo della canzone

“Ma come vorrei avere i tuoi occhi, spalancati sul mondo come carte assorbenti

e le tue risate pulite e piene, quasi senza rimorsi o pentimenti,

ma come vorrei avere da guardare ancora tutto come i libri da sfogliare

e avere ancora tutto, o quasi tutto, da provare...” 


C'è da aggiungere altro?

Voi lo avete già letto? o vi ho fatto passare la voglia?

Liggera


Nona puntata

     La nona puntata è arrivata. Continuiamo a studiare a leggere e a scrivere. Stephen King ha scritto da qualche parte che se scrivi un...